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chi sono |
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Nata a Cesena nel 1970, Michela Babbi si trasferisce a Bologna nella primissima infanzia ed è senza dubbi il capoluogo emiliano a occupare il ruolo cardinale sia per l'esperienza esistenziale della donna che per la formazione artistica della pittrice. Città sede dell'università più antica d'Europa e con un retaggio artistico tramandato da una delle Accademie di Belle Arti più quotate in Italia, Bologna mantiene viva anche in tempi più recenti il suo spirito di città "mecenate", crogiuolo di molteplici esperienze artistiche, da Morandi al Living Theatre, dal gruppo 63 alla fondazione G.A.M., nonché ad essere il laboratorio di pratiche sociali antagoniste che ne hanno fatto una delle città simbolo del pre e post-sessantotto in Italia. E' in questo ambiente, presa tra queste due anime che Michela Babbi muove i primi passi frequentando con successo l'Istituto d'Arte Isab e successivamente un corso di restauro per monumenti storici, ma è nell'incontro-scontro con l'accademia di Belle Arti che la sua personalità artistica raggiunge una prima maturità e la consapevolezza dell'autonomia del proprio percorso, il che la spinge ad allontanarsi da un sistema accademico sclerotizzato in rivalità improduttive e ad aprirsi a nuove forme espressive. Forte di una personalità poliedrica e di un eclettismo innato si dedica quindi alla lavorazione dell'argento, accostandolo talvolta a pietre dure semi-preziose per la creazione di gioielli. Contemporaneamente sperimenta la manipolazione della creta a cui si accompagna una sempre fervida attività pittorica che compenetrandosi con le nuove abilità acquisite determina la nascita effettiva di uno stile assolutamente personale. Ultimo in senso cronologico un prolungato soggiorno a Londra le ha permesso di confrontarsi con le nuove tendenze della realtà cosmopolita per eccellenza in Europa.
Predominante nella pittura di Michela Babbi è il colore, sia perchè se è questo, sempre o quasi a determinare le masse dei soggetti e non il tratto di contorno come nella pittura più classica, è l'accostamento cromatico, giocato su contrasti e complementarietà spesso nette ad essere il propulsore emotivo delle sue tele. Per quanto riguarda i soggetti è rintracciabile il recupero di un figurativismo mai di maniera in cui sono riscontrabili sì i topos nobili della pittura classica ma trattati in una prospettiva naif che li svecchia degli stereotipi in cui erano destinati ad essere dimenticati e dall'altra anche quando l'artista tocca i vertici dell'astrattismo riesce comunque a modellare una luce inusuale per questo genere tacciato fin dalle origini di asettico formalismo. Si passa quindi da un bidimensionalismo puro alla soglia della “quarta dimensione” inaugurata dalla corrente materica della pittura informale.
Di sé l'artista e delle sue opere così dice: "Le mie creazioni sono sempre frutto di un moto istintivo mediato attraverso la luce e i colori per il raggiungimento di un appagamento estetico. E' forse solo attraverso l'educazione al senso del bello che si può mettere in contatto lo spettatore con una creazione artistica e di conseguenza con gli strati più profondi di se stessi, e non con didascalie figurative volte a una didattica morale ormai fuori dal nostro tempo". |